Il mio nome è Gianluca Musso, e nella rete mi conoscono col soprannome di M.P.S.
Sono nato a Savona il 12 marzo 1973, sotto il segno dei pesci. Si vede che era proprio destino…
Sono portatore di handicap in quanto audioleso. Quando sono nato hanno usato male il forcipe e così han fatto danni.
Questo però non è mai stato un impedimento per conversare con gli amici, infatti, da un lato parlo senza problemi, dall’altro leggo le labbra e capisco quello che gli altri dicono.
Vivo ad Albisola, in provincia di Savona, proprio a due passi al mare, e quindi come comprensibile, sono cresciuto in mezzo ai marosi.
Mia madre mi ha detto che a soli 5 mesi ho fatto il primo bagno (ancora non avevo la muta e nemmeno l’arbalete, ovvio), ma non passarono di certo troppi anni dal giorno del primo battesimo da pescasub in fasce.
È stato mio padre, anche lui amante dell’arte venatoria, e oltretutto estremamente abile nella costruzione di arnesi e strumenti fai da te, a crearmi il primo strumento per la pesca sub: una fiocina in legno costruita con tre stecchini al posto delle punte. Avevo solo cinque anni e quello è stato il mio primo “fucile”.
Inutile dire che sin da allora pescavo di continuo, sebbene solo nella stagione balneare (luglio e agosto). Le mie prede erano per lo più minuscoli pesci, polpi, seppie, sogliole, ect.
Ai tempi già sognavo le mitiche leggende sulla Sardegna e sul suo mare pescoso e non immaginavo certo che i branzini, i dentici, le ricciole abitassero anche il “mio” mare di casa, fantasticavo su questi pesci e pensavo che un giorno andando in Corsica o in Sardegna sarei riuscito a catturarne almeno uno.
Ero piccolo e mi ero messo in testa di diventare un pescatore in apnea, ma la cosa non era certo semplice perchè i miei genitori se da un lato non mi hanno mai ostacolato nei bagni con la fiocina, quando si sono resi conto che facevo sul serio, e che volevo mettermi anche io il vestito nero di diabolik per affrontare gli abissi a caccia di pescioni si sono spaventati e non poco.
Del resto le storie sui colleghi pescasub che sono morti pescando non sono poche e mettono i brividi e così all’inizio mi hanno ostacolato dicendo che era uno sport troppo pericoloso per un ragazzino.
Non ho voluto deluderli e così sono ho accettato (almeno all’inizio) la loro volontà, del resto li capivo anche, sono figlio unico e quando si è genitori si hanno mille preoccupazioni in più, forse troppe, ma tutte comprensibili.
Ma mica me ne sono stato a casa in pantofole, anzi, mi sono buttato subito a fare altri sport, dall’atletica leggera alla pallanuoto e addirittura lo sci.
Poi visto che il mio handicap uditivo me ne dava la possibilità, decisi anche di iscrivermi al campionato del mondo per la categoria sordomuti.
Vi partecipai nel 1993 in Bulgaria con l’atletica leggera (giavellotto), riprovandoci nel 1997 in Danimarca senza esito in quanto in allenamento mi infortunai il braccio. Però in quello stesso anno con la squadra di pallanuoto ci siamo classificati al terzo posto.
Il 1997 è stato comunque l’anno della svolta sportiva, infatti decisi di abbandonare la pallanuoto e l’atletica leggera per seguire lo sport dei sogni: la pescasub.
E così dal 1997 è iniziato il mio lungo e intenso viaggio nel mondo sommerso, e da allora non mi sono mai fermato.
In questi anni il mare mi ha insegnato a non sottovalutarlo; ho capito che va rispettato, che le regole della vita marina sono ferree e l’errore si paga sempre a caro prezzo. Ho imparato tutto da solo, sbagliando, ma con ostinazione e meticolosità, giorno dopo giorno,
pescata dopo pescata, ho cercato di trovare il mio equilibrio e la mia dimensione. Oggi, tuttavia, nonostante l’esperienza, cerco ancora di mantenere quello spirito di modestia e voglia di imparare il mondo sommerso senza mai dare nulla per scontato.
